Uomo rivolto a cielo con implorazione

""Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre lo aveva chiamato Iabes, perché diceva: «L'ho partorito con dolore». Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: «Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!» E Dio gli concesse quanto aveva chiesto" (1 Cronache 4:9-10)

Ormai è un dato scientifico che la famiglia in cui siamo cresciuti, l'ambiente in cui viviamo e più in generale le esperienze che abbiamo fatto nella nostra vita contribuiscano a formare il nostro carattere e a fare di noi le persone che siamo. Gli studiosi del comportamento umano hanno dimostrato che la storia di una persona, il suo passato, condiziona a tal punto l’esistenza da rendere, talvolta, impossibile un cambiamento. Leggendo la bibbia, ci ritroviamo però a confrontarci con qualcosa che gli studiosi non conoscono e non vogliono comprendere, ovvero il fatto che Dio è in grado di fare ciò che l’uomo non può fare. Dio è in grado di cambiare una persona e di trasformarla completamente. Posso testimoniare di questo avendo conosciuto molte persone che, dopo l’incontro con Cristo, hanno condotto una vita completamente diversa da quella che avevano vissuto fino a quel momento. La mia vita stessa può testimoniare di questo.
I versi a cui si riferisce la meditazione sono inseriti in un capitolo che riguarda la genealogia di Giuda, quelle interminabili liste piene di nomi che difficilmente ci entusiasmano. Tuttavia, lo scrittore del libro delle Cronache, compilando questa lista, arrivando ad un personaggio di nome Iabes, gli dedica qualche parola in più attirando l’attenzione del lettore.
Iabes era proprio quel tipo di persona che poteva essere condizionata pesantemente dal proprio nome, dalla propria famiglia, dal proprio passato. In qualche modo portava nel suo stesso nome un rifiuto fin dalla propria nascita. Infatti, il suo nome "Iabes" traduceva il significato di "tristezza, sofferenza, angoscia"; sua madre lo aveva chiamato così proprio per le sofferenze subite durante il parto. Eppure la Parola di Dio dice che egli "fu onorato più dei suoi fratelli". Perché? Cosa aveva di particolare questo personaggio rispetto ai suoi fratelli?
Iabes non si fece condizionare dal suo vissuto, quasi che il suo doloroso "destino" fosse ineluttabile, reagì alla sua storia ed al significato del suo nome per chiedere a Dio una vita diversa, una vita che non fosse caratterizzata dal male, dalla sofferenza, dal dolore, ma dalla benedizione di Dio. La preghiera di Iabes si articola su semplici richieste: "allarga i miei confini" che esprime il desiderio di ricevere da Dio una visione più ampia della Sua volontà; "sia la tua mano con me" bisogno della costante presenza di Dio nella propria vita; "preservami dal male" protezione da parte di Dio dal compiere il male "in modo che io non debba soffrire". Questo ci fa comprendere che la relazione che Iabes aveva instaurato con Dio era tale da fargli credere che solo con il Suo aiuto, e non attraverso i propri sforzi, la sua vita poteva essere diversa. Egli si aspettava benedizione e protezione da parte di Dio e il Signore esaudì la sua preghiera.
Da questi pochi versi, che magari possono sfuggire ad una lettura distratta, impariamo che qualunque sia la nostra situazione, qualunque siano le circostanze in cui ci troviamo e le cose che abbiamo vissuto, possiamo andare a Dio con la certezza che egli può cambiare le cose. Da Iabes impariamo a non essere rassegnate vittime di un destino oscuro ma a confidare in colui che tutto può. In fondo Iabes non chiedeva cose straordinarie ma semplicemente una vita normale e dignitosa. Crediamo che Dio possa rispondere alle nostre preghiere e cambiare la nostra vita? Siamo in grado di reagire come Iabes e implorare l’intervento divino per ribaltare le sorti della nostra esistenza?
L'atteggiamento di Iabes è quello che deve caratterizzare ogni figlio di Dio, solo così potremo ricevere le Sue benedizioni e non cadere nell'oblio dei suoi fratelli.

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