Mani aperte che contengono due spiccioli

L'offerta della vedova

Gesù si trova nel tempio di Gerusalemme, di fronte alla cassa delle offerte e osserva coloro che vi gettano il denaro. Tanti ricchi ne gettano molto. “Venuta una povera vedova, vi gettò due spiccioli, cioè un quadrante. E Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: In verità vi dico che questa povera vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, mentre ella, nella sua povertà, vi ha gettato tutto quello che aveva per vivere” (Marco 12:41-44). Gesù ha appena censurato duramente l’ipocrisia degli scribi, i dottori della Legge che “amano passeggiare in lunghe vesti ed essere salutati nelle piazze”, che “divorano le case delle vedove”. I precetti della Legge divina sono stati falsati, strumentalizzati dal potere religioso ai fini dell’autoesaltazione, per soddisfare l’orgoglio personale, la vanagloria e l’avidità. Il santo proposito è vanificato, è corrotto e contaminato fino a divenire altro da se’, menzogna e vuota apparenza. E’ degradato negli scribi, è degradato nel comportamento dei ricchi, poiché è divenuto lettera morta, arida osservanza esteriore, oggetto esclusivamente materiale. “I vostri olocausti non mi sono graditi e i vostri sacrifici non mi piacciono” dice l’Eterno (Geremia 6:20). Nel gesto della vedova lo Spirito della Legge rimane inalterato nella sua originaria purezza e integrità. Dio esige l’esclusività e questa piccola figura di donna è una testimonianza di fede, d’amore e di oblio di se stessa. Nella sua povertà non ha ansia per il futuro, il suo cuore trabocca del desiderio di onorare il suo Dio. Non pensa alle necessità materiali, è tutta protesa verso il Cielo. Nessun altro prestava attenzione a lei che poteva dare solo due monetine, quasi nulla ma era tutto il suo cuore. L’Eterno, come sta scritto in 1 Samuele (16:7) “non vede come l’uomo: l’uomo infatti guarda all’apparenza, ma l’Eterno guarda al cuore”. Non ha malizia questa donna, è probabile che non si avveda della malvagità che la circonda, ella è tutta in questo gesto d’amore, tenero e assoluto, che è donazione di sé e ricerca dello Spirito. Accanto a lei la sfrenata esibizione della vanità e dell’avidità. Questo aspro confronto ci rimanda alla parabola della zizzania nel campo di grano (Matteo 13:24-30). Alla fine dei tempi la cattiva erba sarà sradicata e gettata nel fuoco, poiché Dio non l’ha piantata. La Parola, lungo il percorso tracciato dall’Antico al Nuovo Testamento, incessantemente grida alle nostre anime: Guardatevi dagli scribi, dai falsi profeti, guardatevi dal lievito dei farisei. Sono lupi travestiti da agnelli, sono “cieche guide di ciechi” e cadranno tutti nel fosso della perdizione. Essi distorcono la sana dottrina o più subdolamente, pur predicando in forma corretta la dottrina, poiché lo Spirito non alita in loro, restano ancorati alla carne, non vanno oltre l’esteriorità della lettera. Essi, dice Gesù, chiudono il regno dei cieli davanti agli uomini, poiché non entrano e non lasciano entrare coloro che lo desiderano (Matteo 23:13). Dove non si intravede ricerca dello Spirito è disatteso il comandamento di Dio. Il drammatico bivio è sempre dinanzi ai nostri occhi: andare verso il Cielo con fatica e con dolore per gustare le delizie dell’amore di Gesù oppure restare comodamente tra i banchi di una denominazione fino a raggiungere i tormenti del fuoco eterno. Le chiare parole del Salmo 50 sono di monito per tutti noi affinché non cadiamo nella trappola dell’apparenza religiosa. “Che diritto hai di elencare i miei statuti e di avere sulle labbra il mio patto, tu che detesti la correzione e getti le mie parole dietro le spalle? Abbandoni la tua bocca al male, e la tua lingua ordisce inganni. Tu siedi, parli contro tuo fratello e diffami il figlio di tua madre. Tu hai fatto queste cose, e io ho taciuto, tu hai pensato che io fossi del tutto simile a te.” L’ultimo verso rivela l’assoluta gravità della doppiezza di cuore. Ogni volta che ci proclamiamo cristiani senza darne testimonianza con i nostri atti diffamiamo Dio. Da questo orribile peccato, purtroppo, nessuno è immune in varia misura, riconoscerlo e confessarlo ci assicura l’amorevole Suo perdono e ci fa avanzare verso la Vita.

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