Gesù paga il tributo

Gesù paga il tributo

Quando furono giunti a Capernaum, quelli che riscotevano le didramme si avvicinarono a Pietro e dissero: «Il vostro maestro non paga le didramme?» Egli rispose: «Sì». Quando fu entrato in casa, Gesù lo prevenne e gli disse: «Che te ne pare, Simone? I re della terra da chi prendono i tributi o l'imposta? Dai loro figli o dagli stranieri?» «Dagli stranieri», rispose Pietro. Gesù gli disse: «I figli, dunque, ne sono esenti. Ma, per non scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il primo pesce che verrà su. Aprigli la bocca: troverai uno statère. Prendilo, e dàllo loro per me e per te». (Matteo 17:24-27).

Dio aveva detto a Mosè: “... ognuno di essi darà all’Eterno il riscatto della propria vita, quando saranno contati, perché non siano colpiti da qualche piaga, quando farai il censimento.” “Prenderai dunque dai figli d’Israele questo denaro del riscatto e lo adopererai per il servizio della tenda di convegno...” (Esodo 30:12; 16). Ogni ebreo dai venti anni in su doveva dare questa offerta di mezzo siclo, utile per il servizio all’Eterno nel Tempio. In moneta greca mezzo siclo equivale a due dramme, cioè un didramma. Il riscatto presso i giudei era una pratica che permetteva la liberazione di una persona caduta in schiavitu’ mediante il pagamento di una somma di denaro. Non si sa bene quale motivazione avesse generato quella semplice domanda, un dubbio legittimo, poiché Gesù aveva duramente criticato la gestione del Tempio, o piuttosto una contestazione di mancato pagamento. Pietro rispose affrettatamente, senza la dovuta ponderazione. Appena giunti a casa Gesù domanda: “Che ti pare Simone? Da chi prendono i re della terra i tributi o le tasse? Dai propri figli o dagli estranei?" Pietro gli disse: "Dagli estranei". Gesù disse: "I figli dunque sono esenti”. Era stato proprio Pietro, primo tra i discepoli a confessare la sua fede in Gesù il Messia quando alla domanda: “E voi, chi dite che io sia?" aveva risposto senza esitare: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” ( Matteo 16:16). Gesù in quanto Figlio non aveva bisogno di riscattare la propria vita poiché era senza peccato. Ma Gesù con la sua venuta compie il superamento di questo obbligo della Legge per tutti i figli che Egli acquisterà al Padre con l’offerta di se stesso sulla croce. Matteo descrive questo episodio del tributo per il Tempio subito dopo il racconto della guarigione del fanciullo epilettico. In quell’occasione Gesù aveva ammonito i discepoli che per la loro incredulità non erano stati in grado di cacciare il demone. Poi aveva loro annunciato: “Il Figlio dell’uomo sta per essere dato nelle mani degli uomini, ed essi l’uccideranno; ma il terzo giorno egli risusciterà. Ed essi ne furono grandemente contristati” (Matteo 17:22-23). Questa reazione dei discepoli dimostra quanto essi fossero inconsapevoli del significato della venuta del Messia tanto da non porre alcuna attenzione all’annuncio della resurrezione. Gesù pagherà il tributo per il riscatto dalla schiavitu’ del peccato di quanti lo riconosceranno e crederanno in Lui. I figli la cui vita è stata riscattata non dovranno più pagare alcun tributo di morte poiché tutti i peccati saranno perdonati. È interessante ciò che si legge ancora in Esodo (38:25-27) e cioè che “l’argento raccolto in occasione del censimento dell’assemblea ... un mezzo siclo a testa... servi’ a fondere le basi del santuario e le basi del velo” che separava il luogo santo dal luogo Santissimo dove solo il sommo sacerdote poteva entrare una volta l’anno nel giorno dell’Espiazione. Nella Bibbia ogni dettaglio ha valenza e significato; prestando attenzione ai particolari si scopre una meravigliosa struttura di relazioni e di nascoste profondità. È affascinante cogliere nella dimensione materiale un diretto riferimento spirituale. Il riscatto pagato dagli ebrei la prima volta a Mosè servì per costruire il fondamento del luogo sacro di incontro tra Dio e il suo popolo, il tabernacolo, luogo di espiazione per il peccato, del perdono, della custodia delle tavole della Legge, del patto. Il riscatto pagato da Gesù una volta e per sempre sarà il fondamento spirituale dell’unione tra Dio e gli uomini. E Matteo racconta che quando Gesù rese lo spirito “ il velo del Tempio si squarciò in due, da cima a fondo...” (27:51) rendendo accessibile il luogo Santissimo e quindi la comunione con il Padre Celeste. Gesù ha preso le nostre misere vite nutrite di morte e le ha strappate al degrado incommensurabile del peccato pagando un tributo di sangue e di infamia, per comprarle all’Amore del Padre. Un debito di gratitudine inestinguibile ci lega al nostro Signore che ci ha donato la sua vita in cambio della nostra. Perciò siamo suoi. L’episodio si conclude con il pagamento dell’indebito tributo materiale, “per non scandalizzarli”, dice Gesù, mediante un singolare miracolo, recuperando la moneta da un pesce che l’aveva ingoiata. Questo gesto compiuto quasi con noncuranza ne sottolinea l’assenza di vero valore ma nel contempo reca in se’ la grande Forza del Creatore a cui tutto appartiene e di cui tutto dispone. “Tutta la terra tema l’Eterno, e tremino davanti a Lui tutti gli abitanti del mondo. Poiché Egli parlò e la cosa fu, Egli comandò e la cosa sorse”. “Egli è colui che ha formato il cuore di tutti, che comprende tutte le loro opere” (Salmo 33:8-9; 15).

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