Dipinto che ritrae la pesca miracolosa

Gesù e la pesca miracolosa

... Or avvenne che, mentre egli si trovava sulla riva del lago di Gennesaret e la folla gli si stringeva attorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla riva del lago, dalle quali erano scesi i pescatori e lavavano le reti. Allora salì su una delle barche, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Postosi a sedere, ammaestrava le folle dalla barca. E, quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo, e calate le vostre reti per pescare». E Simone, rispondendo, gli disse: «Maestro, ci siamo affaticati tutta la notte e non abbiamo preso nulla; però, alla tua parola, calerò la rete». E, fatto ciò, presero una tale quantità di pesci che la rete si rompeva. Allora fecero cenno ai loro compagni, che erano nell'altra barca, perché venissero ad aiutarli. Ed essi vennero e riempirono tutt'e due le barche, tanto che stavano affondando. Vedendo questo, Simon Pietro si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me perché sono un uomo peccatore». Infatti Pietro e tutti quelli che erano con lui furono presi da grande stupore, per la quantità di pesci che avevano preso. Lo stesso avvenne pure a Giacomo e a Giovanni, figli di Zebedeo, che erano compagni di Simone. Allora Gesù disse a Simone: «Non temere; da ora in avanti tu sarai pescatore di uomini vivi». Essi quindi, tirate in secco le barche, lasciarono ogni cosa e lo seguirono ... (Luca 5:1-11).

Gesù si trova nella barca di Simone, che sarà chiamato Pietro, e insegna alla folla in presenza anche di Giacomo e Giovanni. Sono gli stessi discepoli che il Signore prenderà con se’ quando avverrà la sua trasfigurazione sul monte (Luca 9:28), gli stessi che saranno insieme a lui nel Getsemani prima del suo arresto (Matteo 26:37). Il fascino di Gesù incanta le folle, la sua parola è incisiva, coinvolgente, imperativa. “Ed essi stupivano del suo insegnamento perché la sua parola era con autorità” (Luca 4:32). “E quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: Prendi il largo, e calate le vostre reti per pescare”. All’arrivo di Gesù le barche erano ormeggiate e i pescatori stavano lavando le reti. “E Simone, rispondendo gli disse: Maestro, ci siamo affaticati tutta la notte e non abbiamo preso nulla; però, alla tua parola, calerò la rete”. Non sembra un’obiezione, una opposizione, una lamentela venata di delusione, è la confessione della dura fatica che è stata infruttuosa, tuttavia Simone sente il richiamo all’obbedienza. La parola di Gesù segna lo spartiacque nelle vicende della nostra vita. “E fatto ciò presero una tale quantità di pesci che la rete si rompeva”. Dopo la guarigione della suocera, la benedizione di Dio si ferma ancora nella vita personale di Simone e in quella dei suoi compagni, poiché anche l’altra barca chiamata in soccorso si riempì di pesci fino a rischiare di affondare. Questo è un momento cruciale nelle loro vite e anche nel ministerio di Gesù che dopo questo episodio sceglierà i dodici apostoli che con lui divideranno l’avventura che cambierà la storia dell’umanità. “Vedendo questo, Simon Pietro si gettò ai piedi di Gesù dicendo: Signore allontanati da me perché sono un uomo peccatore”. Lo Spirito di Dio ha toccato questo semplice pescatore il quale sa per la sua esperienza che quella pesca straripante di abbondanza contravviene alle leggi del mare, lo stupore ha preso tutti i presenti, il maestro è già il Signore. Il primo effetto della rivelazione di Dio in noi è la coscienza della nostra indegnità. Il primo effetto della fede è il riconoscimento della sovranità di Dio. C’è l’uomo con il suo peccato e il Dio Santo davanti a lui, non c’è’ altro, tutt’intorno è silenzio. Ricordiamo la visione di Isaia del Signore sul suo trono e la bruciante autocoscienza del profeta: “Allora io dissi: Ahimè io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l’Eterno degli eserciti” (6:5). La risposta di Dio non si fa attendere e un serafino toccò le labbra di Isaia con un carbone ardente dicendo: “Ecco, questo ha toccato le tue labbra, la tua iniquità è rimossa e il tuo peccato è espiato” (6:7). L’apparizione di Dio, la luce risplendente della sua perfetta santità rende visibile la nefandezza del peccato che è in noi e ci induce al ravvedimento. È necessario che il peccato sia perdonato, espiato, poi il Signore darà il suo mandato. “Allora Gesù disse a Simone: Non temere, da ora in avanti tu sarai pescatore di uomini vivi”. La chiamata di Dio esige la conversione di una vita intera, un cambiamento di sostanza, una scelta radicale, affinché un compito sia portato a termine. La benedizione di Dio per il singolo individuo deve avere una conseguente chiara efficacia nella vita di altri uomini. L’abbondanza del pesce prefigura l’abbondanza della grazia che verrà per gli apostoli, per altri attraverso la loro opera e anche per noi. Nel “Non temere” di Gesù vediamo la cura amorevole, il perdono, la sollecitudine, l’elezione. “Essi quindi tirate a secco le barche, lasciarono ogni cosa e lo seguirono”. Matteo e Marco nella narrazione di questo momento usano termini come “prontamente”, “subito” che pongono l’accento sulla premura nel lasciare tutto, come se ne sentissero la pressante urgenza. La chiamata è irresistibile, irrevocabile. La fede è un sapere attivo, fattivo, produttivo, fecondo, compiuto. Lo farò per la tua parola, dice Pietro, per la fede nella tua parola che non è enunciazione del possibile come quella dell’uomo, poiché include in se’ la certezza del reale. Per questa fede egli riceve la benedizione, confessa se stesso peccatore, raccoglie il mandato e lascia ogni cosa per seguire il Signore. È una sintesi straordinaria dell’essere discepolo di Gesù, in ogni tempo e in ogni luogo. Egli disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno le rapira’ dalla mia mano” (Giovanni 10:27-28).

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