APPROFONDIMENTO AL PUNTO 5
La dottrina della predestinazione assoluta, secondo cui Dio avrebbe decretato in modo irrevocabile e incondizionato la salvezza di alcuni e la perdizione di altri, si scontra con l’ampiezza e la coerenza dell’intera rivelazione biblica. La Scrittura presenta un Dio che ama, chiama, invita e attende; un Dio che non impone la salvezza, ma la offre con generosità. Per questo motivo, una lettura equilibrata dei testi sacri conduce inevitabilmente a mettere in discussione l’idea di un decreto che escluda una parte dell’umanità dalla possibilità di essere salvata.
Il primo elemento che emerge con forza è la volontà salvifica universale di Dio. L’apostolo Paolo afferma che Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità» (1 Timoteo 2:4). Questa dichiarazione non può essere ridotta a un semplice desiderio inefficace, né può essere reinterpretata come riferita soltanto a un gruppo ristretto. Il testo parla di “tutti”, e il contesto conferma che l’intenzione divina abbraccia l’intera umanità. Allo stesso modo, Pietro scrive che il Signore «vuole che nessuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento» (2 Pietro 3:9). Se Dio avesse decretato la perdizione di alcuni, queste parole perderebbero la loro forza e diventerebbero difficili da conciliare con il carattere di Dio rivelato nelle Scritture.
Un secondo elemento decisivo è l’offerta universale del Vangelo. Gesù proclama: «Chiunque crede in lui non perirà, ma avrà vita eterna» (Giovanni 3:16). Il termine “chiunque” non ammette restrizioni: apre la porta della salvezza a ogni persona, senza distinzione. Paolo riprende lo stesso concetto quando afferma: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato» (Romani 10:13). Se la grazia fosse riservata solo agli eletti, questi appelli universali sarebbero ingannevoli, poiché inviterebbero tutti a una salvezza che, in realtà, non sarebbe destinata a tutti.
La responsabilità dell’uomo è un altro elemento che contraddice la predestinazione assoluta. Gesù, rivolgendosi a Gerusalemme, dichiara: «Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli… e voi non avete voluto» (Matteo 23:37). Qui la volontà divina e quella umana si incontrano, ma non coincidono: Dio vuole salvare, l’uomo può rifiutare. Se la volontà divina fosse irresistibile, il rifiuto non sarebbe possibile. La Scrittura, invece, mostra ripetutamente che l’uomo può opporsi alla grazia, come quando Stefano accusa i suoi ascoltatori di «resistere allo Spirito Santo» (Atti 7:51). La resistenza presuppone libertà, e la libertà presuppone responsabilità.
Anche gli avvertimenti presenti nelle epistole confermano questa dinamica. L’autore della lettera agli Ebrei esorta: «Guardate di non rifiutare colui che parla» (Ebrei 12:25). Un avvertimento non avrebbe senso se la risposta dell’uomo fosse già determinata da un decreto eterno. La Scrittura non tratta mai gli esseri umani come marionette nelle mani di un destino ineluttabile, ma come persone chiamate a scegliere, a credere, a perseverare.
Infine, la predestinazione assoluta è difficilmente conciliabile con il carattere di Dio rivelato in Cristo. Gesù è la manifestazione perfetta dell’amore divino, un amore che si dona senza riserve e che invita tutti a partecipare alla vita eterna. Egli non respinge nessuno che si avvicina a Lui, come afferma: «Colui che viene a me, non lo caccerò fuori» (Giovanni 6:37). Se alcuni fossero esclusi dalla possibilità stessa di venire, questa promessa perderebbe la sua universalità e la sua bellezza.
La testimonianza biblica, dunque, non sostiene un decreto di salvezza limitato a pochi, ma presenta un Dio che apre la via della redenzione a tutti e che chiama ogni persona a rispondere con fede. La predestinazione, intesa come scelta di Dio in Cristo per la salvezza dell’umanità, non annulla la libertà, ma la illumina; non restringe la grazia, ma la esalta; non crea barriere, ma abbatte muri. La Scrittura invita ogni credente a proclamare un Vangelo che non esclude, ma accoglie; un Vangelo che non seleziona arbitrariamente, ma chiama con amore.