Su quale altare stai offrendo la tua vita?
La storia del re Achaz, descritta nel secondo libro dei Re al capitolo 16, ci offre una riflessione profonda e sempre attuale sulla natura della nostra adorazione. Achaz fu un re del popolo di Dio che, purtroppo, scelse di non seguire la volontà del Signore. Le sue azioni rappresentano un potente avvertimento per ciascuno di noi.
Nel tempio di Dio ogni cosa, dalle misure agli arredi, dalle sculture ai rituali,era stata stabilita secondo le precise istruzioni divine. Nulla era lasciato al caso. Questo perché il tempio non era solo un luogo di culto, ma un insegnamento vivente: così come ogni elemento del servizio sacro doveva conformarsi alla Parola di Dio, anche la vita del credente doveva essere interamente ordinata secondo la Sua volontà per essere gradita. Il sacrificio offerto a Dio era valido solo se presentato secondo le Sue regole, sull'altare che Lui aveva consacrato.
La svolta nella storia di Achaz avviene quando, durante un viaggio a Damasco, vede un altare pagano e ne rimane affascinato. Gli piace al punto da ordinarne una copia esatta per metterlo nel tempio di Gerusalemme. È interessante notare che Achaz non distrugge l'altare originale di Dio; semplicemente, lo sposta di lato per fare spazio al suo nuovo altare, quello che incontra i suoi gusti personali.
Questo gesto è un'immagine potente di un pericolo spirituale che corriamo ancora oggi. Possiamo continuare a riconoscere la verità della Parola di Dio, a tenerla "nel tempio" della nostra vita, ma senza che essa sia più il fondamento su cui offriamo la nostra adorazione. La verità viene messa di lato, e al centro collochiamo un altare costruito secondo i nostri desideri, le nostre comodità, le nostre interpretazioni. Offriamo a Dio, sì, ma "a modo nostro", su un altare che Lui non ha mai chiesto e che, di conseguenza, rende la nostra offerta senza valore ai Suoi occhi.
Prima ancora di questo gesto, Achaz aveva già dimostrato dove fosse il suo cuore. Per ottenere l'aiuto del re d'Assiria, aveva svuotato i tesori del tempio, le ricchezze di Dio, per barattarle con un vantaggio materiale. Quante volte anche noi siamo tentati di fare lo stesso? Svendiamo le ricchezze inestimabili della grazia di Dio, la comunione con Lui, le Sue promesse, le Sue benedizioni, per inseguire gli obiettivi passeggeri che questo mondo ci propone. Ma il mondo non ci darà mai nulla senza chiederci in cambio proprio i tesori che Dio ci ha donato.
A questo modello si contrappone l'esempio perfetto: Gesù Cristo. La Sua intera esistenza è stata un'offerta gradita, presentata sull'unico vero altare: la volontà del Padre. La vita di Gesù è stata il continuo adempimento della Parola di Dio. Egli è la Verità fatta carne, che ci mostra cosa significa vivere una vita la cui unica base è la volontà rivelata di Dio.
Allora, la domanda è inevitabile: su quale altare brucia la nostra vita? Per essere un profumo gradito a Dio, deve essere l'altare della Sua Parola. Dobbiamo avere il coraggio di esaminarci.
Non si tratta dei nostri limiti o delle nostre cadute, che tutti abbiamo. Un conto è inciampare mentre si cammina verso l'altare della Verità, un altro è costruirsi di proposito un altare diverso, più comodo e meno impegnativo.
Il Vangelo non ci chiama alla comodità. Gesù non ha vissuto una vita comoda, né l'hanno fatto i suoi discepoli. Cristo ci chiama a rinunciare a noi stessi, a prendere la nostra croce e a seguirlo, mettendo la nostra intera esistenza sull'altare che Lui ha preparato con la Sua Parola.
L'invito, per te e per me, è quello di tornare al Vangelo. Di leggerlo con onestà, senza adattarlo alla nostra misura, ma lasciando che sia esso ad adattare noi alla sua. È tempo di riportare l'altare di Dio al posto che gli spetta: il centro del nostro cuore e della nostra vita. Solo così la nostra adorazione potrà salire a Lui come un profumo soave e gradito.