E non ci scoraggiamo nel far il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo
(Galati 6:9)

La Scrittura non cela i giorni bui di credenti che pur coltivando la fedeltà a Dio sembrano non ricevere ricompensa, e il loro servizio a Lui pare non produrre frutti. In un mondo intriso di malvagità, fare il bene significa spesso andare controcorrente: ubbidire alla volontà di Dio richiede coraggio, costanza e un cuore che non si lascia intimidire. Amare, sostenere, guidare chi è lontano dalla grazia può diventare un compito faticoso, talvolta persino doloroso. Non sempre chi riceve il bene lo riconosce; anzi, può accadere che proprio coloro che cerchiamo di avvicinare alla verità reagiscano con ostilità. Quando gli empi prosperano nella loro ribellione e sembra che la zizzania soffochi il buon grano, il cuore rischia di perdere slancio, e la passione per la volontà di Dio può affievolirsi. Le prove della vita possono indurire lo spirito, trasformare il credente in un “creditore” amareggiato e quando l’attacco arriva proprio da chi si cercava di condurre verso la luce, la tentazione di arrendersi diventa forte. Ma l’esortazione dell’apostolo rimane chiara: non stancarti di fare il bene. Non lasciare che l’ingratitudine, la persecuzione o la fatica spengano ciò che Dio ha acceso nel tuo cuore. La semina fatta nella fedeltà non è mai inutile. Il Signore vede, ricorda e custodisce ogni gesto compiuto per amore Suo. Se continui a seminare, mieterai con Cristo. Il tempo della raccolta arriverà: non secondo l’impazienza dell’uomo, ma secondo la fedeltà di Dio.

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