Quando Giobbe ebbe pregato per i suoi amici, il Signore lo ristabilì nella condizione di prima e gli rese il doppio di tutto quello che già gli era appartenuto
(Giobbe 42:10)
Giobbe, nella sua prova, scopri che i suoi amici erano dei consolatori molesti. Probabilmente non aveva voglia di pregare per loro, ricordando il male che gli avevano procurato. Eppure, fin quando non ebbe pregato per i suoi amici, non ricevette la benedizione di Dio. C'è una lezione per noi. Possiamo essere stati feriti o offesi da qualcuno e non avere voglia di perdonare. Così facendo, però, teniamo lontana la benedizione divina dalla nostra vita. Il fatto che alla fine Giobbe pregasse per i suoi amici, dimostra che il suo cuore si era ammorbidito nei loro confronti, che li aveva perdonati. Allora venne la benedizione. Quando preghiamo per qualcuno che ci ha offeso, giudicato male o ferito, ci mettiamo nella condizione di ricevere la benedizione del Signore. Giobbe dimostrò anche di essere pronto a uscire dal proprio dolore per aiutare gli altri. Non troviamo consolazione restando nelle tenebre del nostro dolore, continuando a pensarci; dobbiamo dimenticare noi stessi e cominciare a servire gli altri, a cercare il loro bene, prima di trovare la luce della consolazione divina. L'egoismo nel dolore rimane pur sempre egoismo e ogni sua forma ci priva della benedizione di Dio.